lunedì 31 dicembre 2012

Tesi: Le Collane Junior Mondadori Parte I



Introduzione


Ho sempre amato leggere e sin dall’infanzia ho avuto un libro in mano, immedesimandomi nei vari personaggi durante la lettura. I libri che maggiormente ho apprezzato in quella fase della mia vita sono i Junior Mondadori con le rispettive sottocollane, che abbracciano la prima età, dall’infanzia all’adolescenza. Ho voluto quindi riprendere in mano questi libri e riscoprirne l’aspetto culturale e didattico che li rende sempre interessanti e ricercati.
Per organizzare e sviluppare il mio lavoro ho ritenuto importante consultare i cataloghi delle collane Junior, che mi hanno permesso di avere in mano uno strumento concreto e prezioso per impostare l’analisi.
Di valido supporto mi sono state le pubblicazioni dell’Associazione Culturale Hamelin: dal libro Contare le stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi alle riviste Hamelin. Storie figure pedagogia e Note sull’immaginario collettivo.
Ho colto anche spunti interessanti di riflessione dai saggi di Antonio Faeti, Walter Fochesato, Ada Gigli Marchetti, Pino Boero e Carmine De Luca, che ho riportato nelle note. Inoltre, un buon contributo  mi è stato offerto dagli articoli critici, pubblicati su riviste specializzate o sui quotidiani,  in particolare sul supplemento culturale settimanale “Tuttolibri” de “La Stampa”.
Queste fonti sono state di grande utilità perché  ho potuto verificare quante e quali opere siano state inserite e pubblicate nei Junior, quali siano le loro caratteristiche, quanto sia stato il loro successo e come si sia evoluta la narrativa per ragazzi negli anni novanta del secolo scorso.
     Supportato da tutto questo materiale, ho strutturato il mio elaborato in tre capitoli.
Il primo contiene la descrizione di tutte le collane, delle singole sottocollane, delle strenne e anche de “I Miti Junior”, prendendo in considerazione in modo approfondito i titoli più interessanti e significativi che hanno coinvolto tanti piccoli lettori.
Il secondo capitolo, oltre a soffermarsi sui traduttori i cui nomi compaiono con maggiore frequenza nella collana, analizza la produzione e la poetica degli autori più noti, più fecondi, più venduti e più rappresentativi – quelli, insomma, più importanti in base alla quantità e alla qualità della produzione.
Gli autori inseriti in queste collane sono in gran parte stranieri, mentre quelli italiani risultano in numero piuttosto limitato. Sono prevalentemente autori contemporanei che trattano tematiche attuali, anche se  non manca una sezione di libri classici, rientrati  in catalogo e  riproposti con una nuova veste grafica.
Un discorso a parte viene fatto per i traduttori. Quando leggiamo, ci complimentiamo con l’autore, dimenticandoci spesso del lavoro di traduzione e quindi, a volte, sottovalutando l’impegno e lo studio che viene richiesto al traduttore.
Nel terzo capitolo ho considerato gli illustratori, mettendo in risalto l’importanza del loro lavoro, che stimola i piccoli lettori ad avvicinarsi al libro con la curiosità tipica della loro età.
Tra i più importanti illustratori figurano Stano, noto sia  per Dylan Dog, sia per le copertine dei libri horror e Adelchi Galloni, famoso per le copertine dei libri della collana Master Junior e di quelli di Michael Ende. L’artista ha un compito molto importante, perché deve saper interpretare col disegno il racconto, rispettando  il pensiero dello scrittore. Le copertine e le illustrazioni sono fondamentali, perchè attirano il bambino e lo invogliano all’acquisto del libro.
Possiamo affermare in effetti che un’opera per bambini richiede molto impegno, come in tutte le opere d’arte. Lo scrittore deve adattare il linguaggio, rendendolo accessibile al tipo di lettore, al quale il libro è destinato; altrettanto impegno viene richiesto all’illustratore, perché i suoi disegni devono suscitare la curiosità del bambino, abituandolo a confrontare le immagini con le descrizioni particolari dei personaggi che lo scrittore ha saputo creare nel suo racconto. Infine, il traduttore deve essere all’altezza della situazione, rispettando fedelmente il pensiero dell’autore, con molta semplicità e immediatezza: ingredienti necessari e insostituibili per una buona lettura.
In appendice sono riportate due interviste condotte da me personalmente, quale arricchimento di questo studio: la prima è rivolta alla traduttrice Angela Ragusa, la seconda all’illustratore Adelchi Galloni, due grandi artisti nei rispettivi campi d’azione.   
Questo elaborato passa in rassegna le collane Junior Mondadori fin dalla nascita, e cioè dal 1988, seguendone gli sviluppi fino all’attuale periodo.
E’ interessante constatare come dall’esordio dei Junior la letteratura per l’infanzia si sia radicalmente trasformata.
Già a partire dal 1994 assistiamo alla nascita di una sorta di club per gli amanti dei Junior, denominato Mondojunior, che ha avuto la sua massima affermazione qualche anno dopo. I libri Junior hanno una grande diffusione e diventano un fenomeno di massa nel pubblico giovanile.
Vari sono i motivi di questo successo. Innanzitutto le copertine accattivanti e ben studiate attirano i bambini e li invogliano a fare la scelta nell’acquisto dei titoli proposti; inoltre, la divisione per età sino alla soglia dei dieci anni e successivamente per genere  aiuta l’approccio alla lettura e alla sua continuazione graduale, seguendo il tempo naturale della crescita del bambino, tra l’altro agevolando la scelta e dunque stimolando gli acquisti; infine, il prezzo contenuto di copertina rende il prodotto accessibile a tutti.
    Lo sviluppo di queste collane registra  il suo massimo risultato nel 1996. Poi assistiamo, purtroppo, a un lento declino, causato da diversi fattori. Tra questi possiamo senzaltro individuare il fenomeno della serie di Harry Potter pubblicato da Salani e la diminuzione di titoli proposti. Inoltre, appare chiaro come l’intera collana Junior[1] sia calata, dal 1999 al 2006, in modo esponenziale nelle vendite non tanto per disaffezione dei lettori quanto per gli indirizzi generali della casa editrice che puntano maggiormente sulla serialità e sui personaggi, come avviene ad esempio con la pubblicazione dei Piccoli Brividi e Le ragazzine.  Infine, anche il cambiamento subito dalle copertine, per le quali si scelgono fotografie, al posto delle tradizionali illustrazioni, pesa notevolmente sulle vendite.

Ciò non toglie che per mole, articolazione, diffusione e successo di vendite le collane Junior abbiano rappresentato un progetto editoriale e culturale di grande respiro, contribuendo alla formazione di una generazione di piccoli lettori.







Capitolo 1

Nascita ed evoluzione delle collane Junior Mondadori


Se si può individuare l’inizio simbolico della nuova letteratura per ragazzi nel 1987[2], non si possono dimenticare gli importanti segnali di mutamento che hanno preceduto quella data.
La prima apparizione delle collane della EL[3] “Un libro in tasca” e “Le letture” nel 1981 e il fenomeno dei libri game, che a partire dal 1985 arrivano dall’Inghilterra e mettono il lettore al centro del racconto, presuppongono una vera e propria interattività con il testo. Il 1987 è l’anno di creazione de “Gl’Istrici” della Salani[4], con il vero trionfo di un autore innovativo come Roald Dahl e, in generale, con la proposta di storie grottesche e surreali, che spesso sfociano nel fantastico. La collana è diretta da Donatella Zilliotto con l’obiettivo di rivolgersi direttamente a un nuovo tipo di giovane lettore, cercando di interpretarne gli interessi e i gusti e spingendolo ad andare da solo in libreria a fare acquisti senza la mediazione degli adulti, insegnanti o genitori.
Nel 1988 fanno la loro prima comparsa le collane della Junior Mondadori[5], per le diverse fasce d’età (-8, -10, +10) e per generi (romanzi al femminile nella Gaia e fantasy, thriller, fantascienza nei Superjunior).
Dal 1990 esce la collana Giallo Junior, nel 1991 Natura Junior e nel 1992  Fiabe Junior. Nel 1994 escono come collane Avventura Junior e i Master Junior. Nel 1997 invece alcuni titoli pubblicati nelle collane appena menzionate vengono divisi in Junior Horror, Junior Fantascienza e Junior Fantasy.
La collana Horror presenta libri per chi ama il brivido e il mistero, Fantascienza si rivolge a chi piace immaginare un nuovo universo, mentre i Fantasy sono destinati agli appassionati del romanzo fantastico.
Una collana per giovani adulti nasce nel 1993, la Supertrend: miti e speranze dei giovani d’oggi[6]. 
A nove anni di distanza dall’esordio delle collane Junior, Bruno Ventavoli, giornalista de “La Stampa” fornisce, in un suo articolo pubblicato il 13 giugno 1996 in occasione della festa del Club MondoJunior, interessanti informazioni sulla nascita e sul boom delle collane Junior[7].
Il giornalista mette in risalto il successo delle collane, con sette milioni di copie vendute in nove anni e il crescente numero degli iscritti al Club MondoJunior,  nato nel 1994 e rivolto ai minilettori tra gli 8 e i 14 anni.
Ventavoli informa che in quel momento i titoli disponibili nella Collana Junior sono oltre 500 e nessuno “fuori catalogo”; che gli autori sono in maggioranza americani e inglesi e che tra gli italiani la più amata è Bianca Pitzorno, seguita da Susanna Tamaro con il libro Cuore di Ciccia[8]. Spiega pure i motivi del gran numero di presenze di autori stranieri, riportando le stesse parole di Margherita Forestan, direttrice della Collana Junior, che in un’intervista così si esprime: “attingiamo rigorosamente agli scaffali anglosassoni, perché lì c’è una vera natura del libro per ragazzi. Si scrive per divertire e non per educare. Gli autori americani inculcano il piacere della lettura”.
Lo stesso giornalista osserva che spesso sono autori per adulti, che pensano a romanzi per i propri figli e si divertono a sperimentare nuovi registri narrativi. Cita come esempio McEwan[9], per la casa editrice Giulio Einaudi, mentre per la Mondadori Junior elenca Patricia McLachlan, Christopher Pike, Paula Fox.
Ventavoli afferma che il genere più amato nelle collane Junior è l’horror, seguito dal giallo; ritiene poi apprezzabile la nascita di uno specifico filone di romanzi “femminili”, Gaia Junior, che hanno protagoniste ragazze e che non sono da confondersi con il genere rosa. 
Il giornalista menziona tra gli autori più amati dai ragazzini R.L. Stine, di cui la Mondadori ha pubblicato una serie americana, Goosebumps, rinominandola Piccoli Brividi[10]. 
Informa inoltre che i volumetti vengono letti da tutti, ma i più assidui lettori sono “under 15”; che le storie affrontano tutti gli argomenti senza censure, ma, con leggerezza e poeticità adeguate al pubblico giovanile, parlano di ecologia, amore, sesso, morte, nuove famiglie con divorzi e separazioni e anche di AIDS[11].
Lo stesso Ventavoli rileva che questi romanzi affrontano anche tematiche delicate come la violenza sessuale sui minori[12]. A tal proposito, fa riferimento a una ragazzina di Palermo che scrivendo al Club, ha denunciato le molestie subite all’interno delle mura domestiche. 
Conclude Ventavoli che la grande vendita di questi volumi si spiega anche dal prezzo di copertina, che in questi anni è contenuto tra 8 e 13 mila lire e quindi ritenuto economico.
Sulla scorta di queste considerazioni, vediamo ora in dettaglio le varie collane.





 

 


1.1 Junior -8

Si tratta di storie brevi e poesie piene di umorismo che grandi scrittori hanno dedicato ai bambini tra i 6 e gli 8 anni. Il linguaggio semplice e l’adozione di grandi caratteri consentono al piccolo lettore di decifrare il testo da solo e senza sforzo, aiutandosi con le belle immagini a colori. Sono ideali per il primo ciclo delle elementari[13].
La collana ha il suo esordio nel 1988 e termina nel 2006 con il libro di William Steig Silvestro e il sassolino magico, il numero 108.
Essa presenta titoli divertenti, capaci di far sorridere il lettore alle prime armi. Il comico e l’umorismo appassionano i bambini e i ragazzi perché sono fantastici mediatori che aiutano ad affrontare aspetti scorcentanti della realtà, atteggiamenti del mondo adulto altrimenti incomprensibili e difficoltà individuali disarmanti[14].
L’umorismo e il gioco smontano la realtà e la ricompongono. Il riso è spesso una delle poche forme di potere che i ragazzi possono esercitare[15]. L’uso quindi della parodia, del grottesco, del non senso da parte di alcuni autori ha proposto un nuovo sguardo capace di svelare convinzioni e banalità.
Gli autori presenti nella collana sono famosi in tutto il mondo. La maggior parte sono stranieri, come Michael Ende, Tomi Ungerer, de Brunhoff, Solotareff e la Lindgren. Gli autori italiani  pubblicati in questa collana sono Luigi Malerba, Giovanni Giudici e Toti Scialoja.
Prendo in considerazione dapprima gli autori stranieri poiché sono quelli maggiormente pubblicati in questa collana e soprattutto perché alcuni di loro hanno raggiunto la fama grazie a questi libri o a testi pubblicati per giovani.
Il primo autore che merita una certa attenzione è Michael Ende, famoso per la Storia Infinita, libro uscito nel 1981 per Longanesi, casa editrice milanese. Con Mondadori pubblica tra il 1988 e il 1992 cinque storie disegnate dall’italiano Adelchi Galloni: Tranquilla Piepesante, Norberto Nucagrossa, L’elefante Pieghettato, Il Mangiasogni, Ofelia e il Teatro delle Ombre.
Sono storie brevi scritte per far addormentare i bambini prima di andare a letto. Questi racconti sono stati uniti in un unico volume nel 1997 nella collana strenna Contemporanea con il titolo Fiabe e Favole e nel 2010 nell’edizione tascabile Oscar Junior. I cinque libri hanno una morale, come nelle fiabe di Esopo.
Anch’egli presente con una serie di storie brevi, nel catalogo c’è Tomi Ungerer. Illustratore, oltre che narratore, le sue storie sono, come quelle di Ende, dotate di morale. Inoltre Ungerer ha riscritto alcune fiabe in chiave moderna, mantenendo però il significato della storia.
Nel catalogo Junior -8 sono stati pubblicati Lo strano animale del signor Racine, I tre briganti, L’uomo della luna, Allumette, L’apprendista stregone. Questi titoli attualmente vengono riproposti dalla casa editrice Nord-Sud.
L'apprendista stregone (in tedesco Der Zauberlehrling) è una ballata composta nel 1797 da Wolfgang Goethe, ispirata a un episodio del Φιλοψευδς (Filopseudès, ovvero "l'amante del falso") di Luciano di Samosata.
Dall'opera letteraria il compositore francese Paul Dukas ricava l'impianto del suo poema sinfonico L'apprendista stregone.
Alla storia si sono ispirate diverse opere successive; la più famosa è un episodio del film d'animazione Disney Fantasia (1940) con protagonista Topolino; l’ultima versione è quella scritta e illustrata da Tomi Ungerer pubblicata nel 1971 dalla Diogenes Verlag e dalla Mondadori nel 1994 in questa stessa collana.
La ballata di Goethe racconta di uno stregone che si assenta dal suo studio, raccomandando al giovane apprendista di fare le pulizie. Questi si serve di un incantesimo del maestro per dare vita a una scopa che compia il lavoro al posto suo.
La scopa continua a rovesciare acqua sul pavimento, come le è stato ordinato, fino ad allagare le stanze.
Quando il giovane si rende conto di non conoscere la parola magica per porre fine all'incantesimo, spezza la scopa in due con l'accetta, col solo risultato di raddoppiarla, perché entrambi i tronconi della scopa continuano il lavoro. Solo al ritorno del maestro stregone viene rimediato il disastro.
La morale della ballata è chiara: meglio non cominciare qualcosa che non si sa come finire. L'espressione è diventata proverbiale anche in italiano.
Nel lessico letterario e giornalistico l'apprendista stregone è una persona irresponsabile che applica metodi o tecniche che non è in grado di padroneggiare, col rischio di provocare danni irreversibili per tutta la collettività.
La figura dell'apprendista stregone si può inoltre considerare anticipatrice di quella dello scienziato pazzo, personaggio tipo della narrativa e del cinema popolare nel Novecento.
La versione Junior di Ungerer, accompagnata dalle illustrazioni, diverte e affascina il bambino; inoltre nel testo sono inserite due filastrocche[16] create appositamente per dare il ritmo a questa storia.
Dopo la lettura del libro gli insegnanti propongono la versione Disney in Fantasia e stimolano il bambino a fare il confronto tra le due versioni.
Allumette. Una piccola fiammiferaia è la storia della piccola fiammiferaia raccontata e illustrata da Ungerer in maniera poetica e soprattutto dolce, a differenza della fiaba originale, in modo da infondere speranza al bambino che la legge. La bambina stremata dal freddo esprime infatti  un desiderio che la porterà ad essere felice come gli altri bambini.
L'elefante Babar è un personaggio immaginario creato dal francese Jean de Brunhoff nel 1931. Babar é un gentile  leader carismatico e gli piace passare il tempo con i suoi piccoli, magari facendo un pic-nic in riva al lago ammirando la meravigliosa e incontaminata natura. Indossa giacca e pantaloni verdi, un papillon rosso, la corona e le scarpe con le ghette.
E’ un tipo disponibile, saggio, e ha un buon rapporto con gli esseri umani, rappresentati dall’anziana gentildonna, dalla quale riceve aiuto quando, fuggito dalla giungla, si ritrova nella sconosciuta Parigi.
Accanto a lui c’è la dolce e regale Celeste, sua moglie, un’elefantessa con grande senso dell’umorismo e con una vita piena di avventure da raccontare.
Con Babar, spesso, alla fine di un’intensa giornata, affaccendati tra regno e famiglia, si ritrovano romantici ad ammirare le stelle Flora, Pom, Alexander e Isabelle, i quattro figli, ognuno con il proprio carattere ben definito.
I libri illustrati, che dal 1948, dopo la morte dello scrittore, vengono scritti dal figlio Laurent, seguiti dalla serie di 78 episodi autoconclusivi trasmessi in 30 lingue in oltre 150 paesi e dal film intitolato Babar del 1989, hanno reso il personaggio tra i più noti creati per i bambini di tutto il mondo.
I disegni delicati riprendono lo stile delle illustrazioni dei libri, e le tematiche sono poetiche e attente alla sensibilità dei più piccoli.
I libri pubblicati in Italia da Mondadori in questa collana sono i seguenti: Storia di Babar l’elefantino, Il viaggio di Babar, Il re Babar, Babar in famiglia, Babar nell’isola degli uccelli. La storia di Babar ha dato origine ad una serie di cartoni animati, intitolati Re Babar, trasmessi in Italia prima dalla Rai (dal gennaio 1989 su Rai 2) e poi da Boomerang, in cui la voce di Babar è di Romano Malaspina.
Un libro comico che fa la parodia alla Bella addormentata nel Bosco è La brutta addormentata nel bosco di Grégoire Solorateff, illustrato da Nadja[17].
È la storia di Lady, la gemella brutta della Bella Addormentata. Costretta  fin dalla nascita a vivere nei sotterranei del castello paterno, Lady è l’unica che riesce a sfuggire all’incantesimo e a rimanere sveglia durante i lunghissimi cento anni mentre tutti a palazzo dormono.
Cosa farà in tutto questo tempo la simpatica principessa, brutta sì, ma molto intelligente?
L’autore, laureato in medicina, ha preferito dedicarsi all’illustrazione ed è uno dei migliori disegnatori per bambini.
Interessante è il dialogo tra la futura madre della brutta addormentata e la rana:

“Ti prego ranocchia”
“Non mi abbasso a simili contrattazioni. Avrai due figlie e basta[18].”

La prima differenza rispetto alla fiaba originale è il colloquio con la rana.
Un'altra parte piuttosto divertente ed esplicitamente risolta in chiave comica e satirica è il risveglio della bella addormentata[19]:

Al suo capezzale tentò una rianimazione bocca a bocca che ebbe un effetto immediato sulla principessa e su tutto il castello, che riprese la sua attività come se nulla fosse successo.

Ho scelto di menzionare questo titolo perché esso rappresenta molto bene le caratteristiche della collana Junior -8. Gli aspetti comici, ripresi da classici famosi e rivisitati in storie brevi, fanno sì che il bambino si accinga alla prima lettura senza annoiarsi.
Sulla stessa scia di La brutta addormentata nel bosco Mondadori pubblica tu Herman io Mary di Rose Impey. L’autrice riprende il classico Tarzan delle Scimmie di Edgar Rice Burroughs e all’interno della storia pone una protagonista bambina scout tutto-fare che risolve i problemi a Tarzan, giovanotto muscoloso, però senza cervello. Il divertimento è assicurato anche in questo libro.
Oltre alle parodie di fiabe, sono interessanti da analizzare le favole di Sylvia Plath. Della famosa poetessa, morta suicida, la Mondadori pubblica due libri per bambini, A letto, bambini! (The bed book) e Max e il vestito color zafferano (The It-Doesn’t-Matter-Suit) uscito nel febbraio 1996.
Il primo è un libro di poesie scritte appositamente per  bambini per farli andare a dormire, mentre Max e il vestito color zafferano è una favola surreale perché il protagonista, Max, è il solo a rimanere immune dai condizionamenti e dalle imposizioni sociali più o meno esplicite.
Il testo è breve, ma già consistente per un lettore che ha superato le prime difficoltà di apprendimento della lettura; presenta inoltre una caratteristica che  riporta il bambino al tempo in cui amava farsi leggere un indefinito numero di volte la stessa fiaba, manifestando così il piacere di riconoscere una struttura narrativa: la ripetizione.
Sylvia Plath infatti accompagna il passaggio del vestito color zafferano da un membro all’altro della famiglia con una sorta di formula di rinuncia pronunciata da ciascuno, una formula in cui sta il senso del racconto, la rinuncia all’essere in favore dell’apparire, in  un paese dal nome significativo di Sgranalocchi.
Dobbiamo a Sylvia Plath e alla traduzione e adattamento del testo di Bianca Pitzorno[20] – che certamente di letteratura per ragazzi se ne intende – la leggerezza del linguaggio e uno stile che dà voce allo sguardo limpido e solare di Max che riflette i cieli azzurri del paesino tra le montagne in cui vive.
Nella versione originale il cognome di Max è Nix, che diventa Nulli nella versione in lingua italiana: un cognome che è una negazione.
Se la scelta di Sylvia Plath sembra unire l’attenzione per il suono delle parole (Max Nix è indubbiamente un nome efficace per un protagonista di una storia per bambini) e il loro significato (come fa notare Nephie Christodoulides, studiosa, tra l’altro, dell’opera di Sylvia Plath, Max Nix richiama il tedesco “Macht’s nichts”, che altro non è che la traduzione di parte del titolo del libro “It doesn’t matter”, “non importa” o, volendo usare un’espressione ancora più adatta alla situazione, “chi se ne importa”), la traduzione di Bianca Pitzorno sembra dare meno peso al significante e voler invece giocare con il significato.
Nulli è un aggettivo che richiama il non essere, l’uniformità senza colore che viene dal conformismo, dall’adeguarsi supinamente agli  altri, che ci fa essere uno tra tanti. Ma quello che conta qui non è tanto o non solo il messaggio, quanto il divertimento che i bambini potranno trarre dalla lettura del testo.
Saranno loro a trovare, eventualmente, un significato al racconto, se lo vorranno, se le parole in qualche modo li colpiranno; oppure semplicemente a godersi la storia breve e divertente di un abito speciale e di un bambino come loro che, grazie a una personalità non ancora influenzata dai dettati sociali, ottiene ciò che desidera e ne scopre le numerose qualità.
Tra gli autori italiani prestigiosi in questa collana c’è Luigi Malerba, pseudonimo di Luigi Bonardi.
Scrittore e sceneggiatore, contribuisce alla neoavanguardia sperimentalista aderendo al gruppo ’63 (con Alberto Arbasino, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Angelo Guglielmi, Nanni Balestrini, Walter Pedullà e Elio Pagliarani) ed è stato presidente della Cooperativa scrittori.
Nella Mondadori Junior -8 troviamo il suo libro per bambini Pinocchio con gli stivali.
L’autore riprende dal capitolo trentasei di Pinocchio di Collodi per far fuggire il protagonista che non voleva diventare bambino, ma recitare, cantare e ballare come tutti i burattini. Così si ritrova in due fiabe: Cappuccetto Rosso e Il Gatto con gli Stivali.
Il libro include lo script della versione teatrale per far recitare anche i bambini, permettendo loro di divertirsi ulteriormente immedesimandosi nei personaggi preferiti.
“La Stampa” ha dedicato un breve articolo a questo libro e ad altri libri Junior, considerati un’ottima lettura[21].
Il giornalista Ferdinando Albertazzi  nel suo articolo del 4 febbraio 1989 afferma che la nuova collana Junior si conferma sia per la buona qualità di titoli che spaziano dalla fiaba riscritta al romanzo d’avventura sia per le copertine accattivanti che suscitano la curiosità dei bambini.
Altro autore di grande prestigio è Giovanni Giudici,  poeta e giornalista. Cresciuto nel borgo marinaro vicino a Porto Venere, è aderente alla linea della poesia anti-novecentesca.
In questa collana viene presentato il libro Scarabattole, quattro filastrocche in rima per far amare le poesie ai bambini.
Le quattro poesie sono state pubblicate in precedenza sul Corriere dei Piccoli. Trichechi in triciclo, pipistrelli con l'ombrello, zanzare di Zanzibar, tapiri dell'Epiro, anguille che ballano il tango e ramarri che bevono rabarbaro, cimici emaciate, gufi goffi, vespe vedove.
Un corteo di animali stravaganti attraversa le inconfondibili poesie di Toti Scialoja nel suo libro L’ippopota disse “mo”, fatte di parole e suoni che si assomigliano, si cercano, si chiamano per inventare versi brevi e buffi, immagini assurde, situazioni impossibili, storie in miniatura che non rinunciano mai alla rima.
Le incantevoli illustrazioni a colori sono dell'autore.
La poesia[22] più bella, a mio avviso, è a pagina 23 del libro:

C’è un micio
D’agosto
Che dorme
Di gusto
Su un cencio
All’ombra
Di un busto
Del Pincio.

Nel 2000 in questa collana esce  Papirofobia di Susanna Tamaro[23]. L’autrice viene riproposta in questa collana dopo il grande successo di Cuore di Ciccia e Il Cerchio Magico pubblicati prima in Contemporanea e poi nella Junior – 10. 
Papirofobia ha come protagonista Leopoldo, un bambino di otto anni, il quale ha avuto come regalo per ogni suo compleanno dei libri, i primi di peluche e gli ultimi di carta.
Il suo rendimento scolastico è piuttosto scarso e i suoi genitori, molto preoccupati per il suo disinteresse per i libri, lo mandano dallo psicologo che lo giudica malato di “papirofobia”, una nuova malattia che affligge le nuove generazioni.
Leopoldo, non sopportando il tantum quotidianum, una cura a base di letture che il padre gli aveva imposto con un crescendo graduale di giorno in giorno, decide di scappare via da casa e, infilatosi di nascosto su un autobus, scende al capolinea e, avventuratosi all’interno del vicino parco, si siede su una panchina per consumare una merendina.
Al suo fianco è seduto un anziano signore con gli occhiali scuri, il quale, avvertita la presenza del bambino, gli racconta la sua storia di giramondo fino a quando diventato cieco, a suo dire per vendetta di certi mongoli, rimpiange di non aver potuto finire di leggere un racconto avvincente di avventure, Il vagabondo delle stelle.
Il vecchio chiede al bambino di andare insieme in una libreria per terminare la lettura del racconto.
Leopoldo trova subito il libro nell’apposito scaffale, si appartano, trovano la pagina in cui la lettura del vecchio si era interrotta e il bambino cerca di leggere ad alta voce, ma non riesce, per quanto avesse veramente voglia di leggere.
La pagina diventa un formicaio e cioè una grande confusione. Una commessa vede Leopoldo che allontana e avvicina il libro dal naso e allora si rivolge all’anziano avvisandolo che il suo nipotino ha dimenticato gli occhiali.
Il vecchio quindi decide di accompagnare a casa il bambino e dopo aver salutato i genitori, racconta tutta la storia della giornata trascorsa con Leopoldo e confida che il bambino non può leggere perché è miope o astigmatico. I genitori ringraziano il vecchio, lo accompagnano a casa e poi si fermano da un oculista.
Da quel giorno Leopoldo leggerà molti libri e per la sua promozione riceve delle scarpette da corsa.




1.2 Junior -10

La Junior -10, anch’essa inaugurata nel 1988, presenta una varietà di tematiche adatte al primo ciclo delle elementari. La maggior parte degli autori sono stranieri;  taluni sono famosi in altri ambiti, ma  per la prima volta si sono cimentati in libri per bambini che si apprestano a fare le loro prime letture individuali.
La collana finisce nel 2006 con il numero 126, La favolosa fattoria dei McBroom di Sid Fleischman. I libri Junior -10, come i -8, sono ricchi di illustrazioni, realizzate appositamente dai più bravi disegnatori come Tony Ross (disegnatore anche di Roald Dahl) e Adelchi Galloni. Le illustrazioni servono ad arricchire e comprendere meglio il testo.
Alcuni autori compresi in questa collana sono importanti perché hanno creato saghe divertenti e quindi da un titolo pubblicato con un buon esito si è cercato di dare una conclusione a una vicenda appassionante.
È il caso di Kaye Umansky e la saga di Puzzy. Altri vengono pubblicati in Mondadori per la prima volta, pur avendo già acquisito una certa fama; in questo modo hanno aperto una collaborazione duratura: è il caso di Bianca Pitzorno. Di Robert Westall invece, dopo il buon esito di titoli inseriti per le collane Superjunior e Gaia Junior, sono pubblicate storie dotate di morale ma al contempo vere chicche per gli amanti dei gatti.
Tra gli autori italiani presenti, il caso più interessante è quello di Susanna Tamaro[24]. Come si è anticipato, il suo Cuore di Ciccia, pubblicato nella Contemporanea, collana prestigiosa per le edizioni rilegate con sovraccoperta, è stampato nel marzo 1995 nella collana Junior -10, riscuotendo un enorme successo.
A distanza di due anni viene proposto un altro suo libro, Il Cerchio Magico, pubblicato prima in Contemporanea, poi nei I miti Junior, infine nella Junior -10[25]. La Tamaro descrive storie sentimentali che si rifanno ai suoi racconti per adulti.
Prendiamo in considerazione il libro Cuore di Ciccia. Michele è un bambino grasso, secondo la mamma, solo e con un unico amico: il frigorifero.
Anche i bambini di Per voce sola,  pubblicato nel 1991, sono tristi. E non è un caso che la tristezza di questi personaggi, visti con gli occhi degli adulti, si rispecchi in quei bambini che vivono una certa solitudine.
Cuore di Ciccia rappresenta quella solitudine infantile facile da riscontrare nei bambini che si sentono diversi dagli altri.
Tra i primi titoli che escono nella collana Junior –10 troviamo C'era un bambino profumato di latte di Roberto Piumini, Quando un gatto diventa re di Pietro Sissa, La bambola dell’alchimista di Bianca Pitzorno.
Con estrema naturalezza la Pitzorno inventa la “cacca” non come elemento fisiologico, ma come protagonista di una storia inattesa che determina il destino di un bambino, Teo, cambiandone la vita. Molte le proteste degli adulti sulla parola “cacca”, mentre i bambini scoprono un libro che usa i termini e le situazioni nascosti nella loro immaginazione e nel loro linguaggio segreto.
La bambola dell’alchimista ha permesso, non soltanto in Italia, di affrontare le storie per ragazzini attraverso una realtà che si basa sulla fantasia più stravolgente.
Oltre a questo libro divertente e paradossale la Pitzorno fa uscire nella sua collana due libri a carattere naturalistico. Il primo è La casa sull’albero, dove la figura dell’albero viene considerata fonte di gioco e di rispetto da parte dei bambini, il secondo è Clorofilla dal cielo blu, vero e proprio romanzo ambientalista illustrato da Adelchi Galloni.
La casa sull’albero ha come protagoniste Aglaia e Bianca, che fanno di tutto per proteggere l’albero. E’ interessante analizzare la descrizione dell’albero[26] e le attività delle due amiche, per capire meglio come l’autrice abbia creato questa storia.

Albero a tronco cavo contenente scaletta a chiocciola. Rami spuntati a mo' di gradini e appigli anche sull'esterno del tronco. Una prima piattaforma in cima al tronco, alla biforcazione dei rami, con parapetto, nascosta dalle foglie, provvista di botola da cui calare un cesto con la fune. Casa vera e propria qualche metro più su, su due grossi rami.

Le attività che si svolgono in quella casa vengono descritte con una certa cura[27]:

Alla fine era venuta una casa bellissima. Era molto spaziosa, ma dal prato nessuno avrebbe potuto indovinarne l'esistenza... Non aveva una pianta definitiva, cioè la disposizione delle stanze non era fissa. Di fisso c'era solo il pavimento e parte del tetto.
Le pareti e le tettoie erano di foglie intrecciate, e si potevano spostare a piacere secondo il sole, il vento, il caldo, il desiderio delle due abitanti di stare insieme o da sole, la necessità di controllare da lontano la pianura intorno... In genere, quando il tempo era bello, le pareti venivano tenute arrotolate in un angolo e la casa rimaneva aperta sui quattro lati. Di mobili c'era tutto quello che può servire in una casa: niente di più, niente di meno. Lo stesso per gli oggetti utili. C'era invece una grande quantità di giochi e libri, e quando in casa non c'era più posto, Aglaia li appendeva con delle cordicelle ai rami più vicini.
A cosa serviva allora la casa, direte voi, se le sue abitanti non vi dormivano neppure? Serviva per ricevere gli amici, per fare grandi feste, per recitare commedie, per fare pulizie, per cucinare. Poi c’era una sala da musica con tutti gli strumenti di un’ orchestra e persino una serra.

Clorofilla dal Cielo Blu invece ha riscosso un successo senza precedenti. Clorofilla è una piccola extraterrestre vegetale, che rischia di morire a causa dell’inquinamento terrestre; viene curata dal famoso botanico Erasmus, il quale con i suoi esperimenti coinvolge i bambini, protagonisti della storia, che affascina sempre i lettori per la tematica ecologica di cui si parla tanto in tutte le Istituzioni.
Il libro esce dapprima per Bietti nel 1975, poi passa nel 1982 a La Sorgente e infine arriva nella collana Junior nel marzo 1991. Il cartone animato disegnato da Adelchi Galloni e sceneggiato anche dalla Pitzorno è trasmesso nel 1985 dalla RTSI.
Venti anni dopo esce per Mondadori la strenna nella collana Contemporanea con libro rilegato pressoché identico alla versione Junior con l’aggiunta del DVD con le sei puntate.
Tra i vari titoli pubblicati nella collana Junior -10 troviamo Il Cerchio dei Tre Fratelli di Roberto Denti, celebre libraio milanese fondatore della più grande libreria per ragazzi in Italia. Il libro  mette a confronto tre culture diverse attraverso il racconto di un bambino italiano, di uno arabo e di uno giapponese.
Sono gli anni in cui l’immigrazione già rappresenta una questione importante anche nelle scuole. Si vuole affrontare il tema della razza in maniera delicata e soprattutto con l’intento di far rispettare i bambini non italiani e anzi stimolare l’amicizia.
Anche il tema della sessualità inizia ad essere affrontato sin dalla prima infanzia.
Il libro di Laura Conti Gli animali raccontano storie di nascite illustra il tema della sessualità, descrivendo come nascono le trote, le lucertole, le rane, i colombi, i gatti e i bambini.
Laura Conti pone la tematica in maniera dolce e poetica dando risposte ai bambini che non hanno ancora compiuto dieci anni, interessati a questo argomento.
I sei modi diversi di mettere al mondo dei piccoli e di curarli sono commentati da immagini delicate di Adelchi Galloni.
Tra gli autori stranieri, il tedesco Kästner merita attenzione perché ha scritto i più bei classici per ragazzi in lingua tedesca, sebbene i suoi titoli non abbiano avuto successo presso i lettori italiani.
La conferenza degli animali di Kästner è un vero classico: ha come protagonisti gli animali. Questo racconto viene pubblicato in lingua tedesca nel 1949 presso la Europa-Verlag e un decennio dopo presso la Atrium Verlag in cui tuttora viene ristampato.
La prima edizione italiana del 1989 contiene una Nota dell’Editore, in cui viene motivato l’intento dell’autore: la grande paura che dopo la Seconda Guerra Mondiale scoppi un conflitto atomico ancora più devastante, spinge  lo scrittore tedesco a scrivere questo racconto, facendo la satira sulle conferenze dei grandi politici, con la speranza di risultati concreti che portino all’eliminazione delle frontiere e delle guerre e alla trasformazione dei mezzi bellici in strumenti idonei ad affermare e conservare la pace nel mondo.  Di questo libro Glauco Arneri ha tratto una traduzione abbastanza fedele.
Nel 1995 esce Il gatto di Natale di Robert Westall, scrittore inglese autore di numerosi romanzi per ragazzi. Nonostante la maggior parte dei suoi lavori sia rivolta a un pubblico di giovani lettori, Westall ha trattato spesso tematiche complesse e molto impegnative. La sua produzione può essere sommariamente suddivisa in tre categorie: le storie che si svolgono durante la Seconda Guerra Mondiale, le storie di ambientazione scolastica e i racconti del soprannaturale.
I suoi personaggi, di ogni età, sono sempre dotati di grande forza di volontà. Westall adora i gatti e infatti nei suoi libri  li assume spesso come personaggi.
Il gatto di Natale è una versione moderna di una celebre opera dickensiana, A Christmas Carol.
Il punto di forza del libro sono le descrizioni della vita londinese prima della Seconda Guerra Mondiale, oltre al finale che ricorda la Sacra Famiglia nel momento della nascita di Gesù: una storia dal taglio decisamente moralistico da leggere durante l’Avvento.
Una chiave molto comica caratterizza Se i gatti volassero, in cui il tema principale è la mutazione genetica negli animali.
Scritto nel 1990 in Inghilterra e tradotto nel 1998, Se i gatti volassero è un romanzo che spiega, sebbene con la fantasia, i rischi che l’uomo corre  ogniqualvolta si spinge oltre misura nella sperimentazione sulle modifiche genetiche  sia degli animali sia dei vegetali.
Nel 1990 esce il primo volume dedicato alla strega Puzzy. L’autrice, Kaye Umansky, ottiene un buon successo con i libri Puzzy la strega sudiciona (1990), Puzzy e la scopa rapita (1993), Puzzy colpisce ancora (1994), Puzzy a Tontolandia (1999), Puzzy e il grande spettacolo (2000) e infine Puzzy e il festival in magivisione (2005). L’ultimo titolo della saga di Puzzy non è stato ancora tradotto, Pongwiffy: Back On Track.
La Umansky è una delle autrici  più amate dai bambini per i suoi libri umoristici e divertenti.


1.3 Junior +10

Anche la collana Junior +10 esordisce nel 1988 e termina nel 2006 con un Superjunior passato in +10, che è La stanza 13 di Robert Swindells, numero 126.
       I Junior +10 sono libri destinati ai ragazzi che stanno per lasciare le elementari o frequentano già le medie. I temi affrontati sono complessi e possono  far riflettere oltre che divertire.
Gli autori di questa collana sono conosciuti sia dai ragazzi sia dagli adulti. Infatti tra i primi titoli troviamo Clive Staples Lewis con il celebre Il leone, la strega e l’armadio.
Insieme ai classici del fantasy, troviamo Ken  Follett con ben due titoli per ragazzi: Il Mistero degli Studi Kellerman e Il pianeta dei bruchi.
Gli autori  più importanti  che meritano di essere citati sono Lewis, Follett, Melvin Burgess, Mattingley, Richter, Mahy, Piero Chiara e l’immancabile Bianca Pitzorno.
Qui la ritroviamo  con due titoli davvero interessanti: Parlare a Vanvera e Ascolta il mio cuore. Nel primo l’autrice propone in chiave giocosa dieci racconti etimologici, così detti  perchè pretendono di spiegare l’origine di certi modi di dire. La stessa Pitzorno consiglia di inventare storie sui modi dire.
Ma il vero successo nella Junior +10 è Ascolta il mio cuore, che è considerato Junior Bestseller; esce nella collana Contemporanea nell’ottobre del 1991 e poi in Junior nel gennaio 1995. Il libro è voluminoso per un bambino di dieci anni, ben 317 pagine.
Ambientato in una piccola città della Sardegna durante l'anno scolastico 1949-1950, narra le avventure di Prisca, Elisa e Rosalba, allieve nella classe IV D ed in lotta contro la nuova, severa, insegnante.
Il volume è suddiviso in dieci parti, che rappresentano i dieci mesi dell'anno scolastico, da settembre a giugno; l’opera è articolata in settantatre  capitoli. Settembre: il ritorno a scuola è vicino e Prisca, Elisa e Rosalba sono preoccupate perché dovranno incontrare la nuova maestra, che proviene da una scuola privata femminile frequentata da bambine di famiglie altolocate, e  ha fama di essere molto severa ma brava.
La maestra ha deciso come deve essere il fiocco che le bambine portano al collo: rosa a pallini azzurri.
Il giorno tanto atteso arriva e tutte le alunne della IV D finalmente conoscono la nuova maestra: è tutta vestita di grigio e si dimostra  gentile e stucchevole con tutte loro (nonostante alcune manchino del fiocco), ma in particolar modo con le Leccapiedi, e cioè quelle bambine i cui genitori sono delle autorità della città.
La maestra sarà cordiale anche con i Maschiacci, cioè quelle bambine (fra cui Elisa e Prisca) i cui genitori non sono giudici o proprietari terrieri, ma comunque avvocati o dottori, quindi da tenere in considerazione.
Cambiano un po' i toni con i Conigli, figlie di sartine e bidelli, che la maestra tratterà sempre con un certo distacco. In questa speciale prima mattina di scuola entrano in classe due nuove alunne che tutte le altre riconoscono come bambine dei vicoli.
L'insegnante è molto severa con loro e le rimanda a casa perché non hanno il fiocco particolare ma lo hanno blu. In pochi mesi la maestra riuscirà a far espellere le bambine dei vicoli da scuola per motivi futili, dando il via ad una vera e propria guerra tra lei e le nostre tre protagoniste.
Quando siamo a circa metà anno scolastico la maestra decide che le allieve migliori faranno il "salto", cioè passeranno direttamente l'esame d'ammissione alla prima media senza fare la quinta elementare. Inizia così un duro periodo di studio e intenso lavoro per le bambine della IV D, non senza esclusione di colpi fra maestra e bambine, che architetteranno per fine anno una vendetta verso quell'insegnante così ossequiosa solo verso chi ritiene importante.
Nel racconto hanno particolare spicco anche i tre zii di Elisa, la tartaruga di Prisca, chiamata Dinosaura, e il negozio di Rosalba, che da boutique di abbigliamento si trasforma a Natale nel Paradiso dei bambini.
Sono questi, insieme alle più strane avventure vissute dalle bambine, a dare vita ad un romanzo particolarmente divertente e piacevole da leggere, e da rileggere anche in età adulta.
Nel 2004 il libro viene ristampato negli Oscar Bestseller per adulti. L’edizione Junior +10 come nella collana Contemporanea ha le illustrazioni di Quentin Blake, celebre in Italia per le illustrazioni dei libri della Tamaro e Roal Dahl.
Un titolo di notevole gradimento è Le avventure di Pierino di Piero Chiara. Il libro esce nel 1990 nella collana Junior +10.
La versione pubblicata nel 1980 è invece più breve, perché è mancante della terza parte.
Sono racconti dell’infanzia di Piero Chiara, che si disegna come un vero e proprio monello: per molti aspetti la sua vita ricorda quella di Gian Burrasca.
Il libro ha riscosso un buon successo: nelle nuove edizioni Junior è uno dei pochi titoli ad essere ristampato. Nella collana compaiono anche due libri di Ken Follett, Il mistero degli studi Kellerman e Il pianeta dei bruchi. Follett, oltre ad aver scritto libri per adulti, si è cimentato nel genere fantascientifico e nel giallo. Il mistero degli studi Kellerman, intitolato originariamente The Mystery Hideout (1976), è uno dei primi lavori di Ken Follett, nonché il secondo dei due romanzi per ragazzi pubblicati sotto lo pseudonimo di Martin Martensen (il precedente è Il pianeta dei bruchi, sempre dello stesso anno). È considerato, in genere, una sua opera minore, e, come altre tra le primissime opere dell'autore, è stato tradotto in italiano solo in seguito al successo dei suoi primi romanzi "importanti", come Il codice Rebecca, L'uomo di Pietroburgo e Sulle ali delle aquile.
Il romanzo, molto breve, narra l'amicizia di due ragazzi  che si divertono a giocare negli studi cinematografici Kellerman, da tempo in disuso e prossimi alla demolizione. Sfortunatamente, questo è anche il luogo scelto come rifugio da una banda di rapinatori, con la quale i due ragazzi si troveranno a fare i conti.
La trama è semplice, ma lascia intravedere diversi tratti che diventeranno una costante nei lavori più maturi di Ken Follett, in particolare la riuscita caratterizzazione dei personaggi anche minori.
Nelle sole 100 pagine dell'opera il lettore incontra infatti, oltre ai due protagonisti (altro elemento ricorrente nelle opere successive di Follett), una buona decina di personaggi, tutti rapidamente ma efficacemente delineati.
Non mancano libri scritti appositamente dopo la proiezione di film di successo. È il caso di Bastian, dal film La storia infinita 2, e Gremlins 2, dall’omonimo film, scritti  da Gianni Padoan.
Un discorso particolare meritano tre libri, Asmir di Sarajevo, Si chiamava Friedrich, Un Angelo per May, pubblicati nella Junior +10, i primi due nel 1994, il terzo nel 1995, accomunati dal fatto che affrontano il tema della guerra, la cui descrizione, necessariamente drammatica, coinvolge emotivamente il bambino, lasciandogli un segno profondo che porterà con sé per tutta la vita[28].
La lettura di questi tre volumi insegna infatti che la guerra, con tutte le sofferenze che comporta  per le privazioni sia in campo affettivo sia in campo economico, influisce sui modi e tempi di crescita del bambino che, avendo subito questo tipo di esperienza, si ritrova adulto prima del previsto.
La maggior parte dei Junior che parlano di guerra si trovano nella collana Superjunior, come quelli scritti da Robert Westall. Nella Junior +10 sono presenti solo i tre menzionati.
Il primo è scritto da un’australiana, Christobel Mattingley, che con il ricavato delle vendite ha potuto educare un profugo di guerra jugoslavo : Asmir di Sarajevo.
Il libro narra le tristi vicende di Asmir, un bambino come tanti che vive in una città fino a poco tempo fa tormentata dalla guerra, Sarajevo, la capitale della Bosnia. Il racconto è presentato attraverso gli occhi di questo bambino, che un giorno non può più andare al parco, a giocare con gli amici, e si ritrova stravolto da un mare di perchè...
Egli viene confortato dai suoi genitori, che cercano di rispondere esaurientemente alle sue domande. Si impressiona quando un giorno, mentre torna a casa, vede il postino ricoperto di sangue, riverso in mezzo alla strada con le lettere fuori dalla borsa. Rimane sconvolto da queste "immagini", che resteranno a lungo nella sua mente.
Cerca disperatamente di salvare almeno la posta ed egli stesso si mette alla ricerca degli indirizzi per imbucare le lettere... Ma è deluso, quando vede che molte di queste abitazioni sono state rase al suolo e impaurito rientra a casa.
Tutta questa angoscia è il sentimento che domina nel racconto; infatti permarrà sempre in lui e si presenterà sotto forma di incubi notturni. Egli sente la madre parlare di fuga da Sarajevo, dopo essere stata al telefono con la zia.
Non sa perché debbano fuggire e non capisce i motivi della guerra, cerca di darle un senso ma non lo trova e il padre gli conferma che la guerra non ha mai senso.
Il mattino dopo nel giro di pochi minuti la madre si rivolge ad Asmir, al fratellino Eldar e alla nonna, dicendo loro di preparare le valigie, perchè è giunto il momento di andare. Dopo mezz'ora sarebbe partito l'ultimo aereo che avrebbe varcato i confini della Bosnia per raggiungere la Serbia. Dopo diverse ore d’attesa Asmir è potuto partire.
L’aspetto drammatico del libro è la fuga del padre dalla capitale della Bosnia-Erzegovina. Tutte le sere il bambino spera di non vedere suo padre sotto le macerie della citta' , durante il telegiornale.
La salvezza è raggiunta quando Asmir e i suoi famigliari, ad eccezione del padre, trovano rifugio e ospitalità a Vienna, dove non ci sono aerei che buttano bombe, dove non ci sono soldati! Qui Asmir può ritrovare una vita tranquilla anche se attende con ansia la fine della guerra per poter riabbracciare il padre e i compagni di gioco sopravvissuti. Il padre, Muris, riesce infine a ricongiungersi alla famiglia.
La storia, avvincente e triste allo stesso tempo, lo è forse ancora di più perché è assolutamente vera: la scrittrice, infatti, ha conosciuto la famiglia nel giugno 1992 a Vienna e con questo libro ha voluto raccontare il dramma dei profughi che, come la famiglia di Asmir, hanno affrontato tante vicissitudini.
Nonostante le difficoltà la famiglia protagonista del libro è stata obbiettivamente, rispetto ad altre, "fortunata", in quanto ha avuto una sistemazione, posti di lavoro per alcuni componenti (anche se mal retribuiti e molto umili) e un' istruzione per i figli.
La scrittrice, molto sensibile al problema dei profughi, ha destinato il ricavato del libro all' educazione del giovane. Per tutti i motivi esposti la lettura è dunque interessante, ancora di più per i lettori italiani, geograficamente vicini ad una guerra, della quale  si è parlato troppo poco.
Un altro libro che parla di guerra, però ambientato durante il periodo nazista, è Si chiamava Friedrich di Han Peter Richter. La storia si svolge tra gli anni venti e gli anni quaranta, in Germania. Nei primi capitoli (quelli inerenti agli anni venti) l'autore si dedica alla descrizione di tutti i personaggi del libro, narrandone i lati positivi e quelli negativi.
Dagli anni trenta in poi, la descrizione si sposta sulle vicende del povero Friedrich, sulle disavventure dei suoi genitori ed, inevitabilmente, anche sulla guerra.
Si chiamava Friedrich è dunque un libro che parla di guerra in un modo abbastanza insolito. Il punto di vista è quello di un ragazzo tedesco, amico di un ebreo perseguitato dai nazisti.
1925. Nel condominio di cui è proprietario il paffuto ed arrogante signor Resch, vivono due famiglie, una tedesca ed una ebrea, dalle tradizioni molto differenti. Entrambe attraversano un momento non facile. In quel periodo, infatti, la maggior parte dei tedeschi non ha più un soldo: la grande svalutazione si è appena conclusa e le speranze di trovare lavoro sono pochissime, mentre miseria e disoccupazione non fanno altro che crescere. L'improvviso arrivo, per entrambe le coppie, di un  figlio desta non poche preoccupazioni dal punto di vista economico: bisognerà, ovviamente, nutrirlo, vestirlo e dargli tutto il necessario per farlo crescere dignitosamente in un mondo che peggiora, giorno dopo giorno.
Gli Schenider, per lo meno, possono contare su un buon stipendio mensile; i coniugi tedeschi nemmeno su quello. Una volta cresciuti, Friedrich ed il suo coetaneo tedesco fanno amicizia; questo legame contribuisce anche alla nascita di un solido rapporto fra i genitori dei due ragazzi e la differenza delle loro tradizioni non è certo un buon motivo per sciogliere questo legame; lo è, purtroppo, per il signor Resch che, per non sfigurare tra i suoi compagni politici, comincia a creare molti grattacapi agli Schneider. In particolar modo Friedrich verrà umiliato in diverse circostanze.
Il suo desiderio di intraprendere nuove esperienze con il suo amico tedesco lo trascinerà addirittura a far parte della “Gioventù Hitleriana” a soli otto anni. Paradossalmente è proprio grazie al concetto di “superiorità degli ariani rispetto agli ebrei” espresso dall'inviato del comando di distretto che Friedrich, anche se ancora molto giovane, apre gli occhi e capisce quanto gli ebrei come lui siano detestati in quella nazione.
Questo condizionerà non poco anche il rapporto tra lo stesso Friedrich ed il suo amico. Intanto gli ebrei cominciano ad essere perseguitati e gli Schneider, sfrattati dal signor Resch, non hanno più niente: niente soldi, niente cibo e nemmeno un tetto sotto cui stare.
La signora Schenider muore d'infarto ed è così che la famiglia tedesca decide di ospitare Friedrich ed il padre.
Purtroppo i due verranno scoperti ben presto: il signor Schneider viene arrestato per aver avuto contatti con un rabbino ricercato dalla polizia, mentre a Friedrich, al povero ed innocente Friedrich, viene riservato il trattamento più duro: morire, stremato, sotto gli incessanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, “inseguito” dallo sguardo addolorato del suo amico tedesco che non lo ha abbandonato mai.
Infine il terzo libro che va assolutamente menzionato è Un angelo per May scritto da Melvin Burgess[29],  uno dei più importanti e anticonformisti scrittori inglesi degli anni ’90. Celebre è il suo Junk, in cui si parla di consumo di droga tra gli adolescenti.
Dal libro Un angelo per May è stato tratto un film. Nel ’97 ha vinto la Carnegie Medal. Il libro è adatto a un bambino curioso di conoscere la seconda guerra mondiale.
Tam, intraprendente e scontroso ragazzino, figlio unico di genitori separati, non accetta la situazione venutasi a creare nel suo nucleo famigliare e men che meno accetta di andare a stare col padre, che, formatasi una nuova famiglia, non ha pensato di riservare una cameretta tutta per il suo primo figlio Tam. Questi, un giorno, vinto dallo sconforto, si allontana dalla casa materna verso la collina e si ritrova in un posto sperduto pieno di macerie.
Qui all’improvviso accade di tutto e il ragazzino entra in un muro diroccato; viaggia a ritroso nel tempo e si ritrova magicamente nella fattoria “Pensunpò” durante il secondo conflitto mondiale.
Viene avvicinato da un simpatico cane che lo conduce da una splendida fanciulla, May, una bambina sfollata, con la quale Tam fa subito amicizia.
Il ragazzo conosce anche il fattore Sam Nutter che trascorre gran parte del suo tempo nella mungitura delle mucche. Conosce anche la signora Pickles che cura le faccende domestiche.
Quando dopo tre giorni Tam torna a casa, viene a sapere dall’assistente sociale che quella fattoria fu distrutta da una bomba e che la signora Pickles, ormai ultranovantenne, era finita in un ricovero per anziani.
Tam decide di andare a far visita all’anziana Pickles nella speranza di avere notizie della sua amica May.
Riuscito ad entrare nel ricovero, il ragazzo ascolta dall’inconfondibile voce dell’anziana signora Pickles quanto è tragicamente accaduto in quella fattoria:
l’incendio, la morte di Sam Nutter soffocato dal fumo e May che, travolta dalle travi del tetto in fiamme nel tentativo di soccorrere il povero Sam, subisce un grave trauma e diventa pazza e viene ricoverata in manicomio.
Allora il ragazzo decide di tornare sulla collina, accompagnato dal cane Winni, acciaccato e col pelo mezzo bruciacchiato, nel tentativo di riprendere il viaggio a ritroso nella speranza di mettere in salvo May. Ma ciò non è più possibile. Quindi ritorna verso casa e il vecchio cane, abbaiando e latrando, lo accompagna presso un mucchio d’immondizie dove trova la vecchietta barbona che tutti in paese la ritengono pazza e la chiamano Rosie.
La gente del posto non ha mai sentito parlare questa vecchia barbona. Tam cerca di parlarle con insistenza, le porge la mano e nel tentativo di abbracciarla si accorge che l’anziana Rosie ha una vecchia cicatrice al braccio, proprio come May da bambina.
A questo punto Tam senza alcuna esitazione decide di ospitare la vecchia May e la porta in casa insieme al cane.
 Un titolo insolito ma al contempo spassoso è  Quattro pirati e mezzo di Margaret Mahy. La scrittrice è nota in tutto il mondo per i suoi libri caratterizzati da personaggi esilaranti e storie impossibili, ma soprattutto divertentissime. In questo Margaret narra la storia di quattro amici e un pappagallo, pirati alle prime armi, che prendono il mare per amore dell'avventura.
Tra streghe, draghi, naufraghi smemorati, orfani terribili, si dipana una storia divertentissima, folle e piena di imprevisti. L’obiettivo della lettura è quello di scatenare la fantasia nel pre-adolescente. L’aspetto positivo è che durante gli anni ’90 questo libro è piaciuto davvero ai bambini. Ora invece viene visto come libro per bambini ancora più piccoli.
Oltre a questo classico moderno, c’è anche Spazi Pericolosi, sempre scritto da Margaret Mahy.
Il libro parla di due bambine, una, Flora, con una famiglia un po' strampalata, e l’altra Anthea, un’orfana che va a vivere con la cugina Flora e la sua famiglia. Sono due bambine molto diverse: Anthea in particolare si è rifugiata in un mondo tutto suo che la allontana dalla vita terrena.
Sarà Flora a portarla via da quello spazio pericoloso e immaginario tutto suo e a farle piacere sempre più la vita terrena.
Il libro è pieno di fatti inaspettati; le bellissime illustrazioni, in bianco e nero, non sono numerose, ma è meglio perché il resto si può facilmente immaginare.
L'autrice con questo libro ha voluto dire che la vita terrena è bella e che a tutto c'è un rimedio.











[1] Pino Boero – Carmine De Luca, La letteratura per l’infanzia, seconda edizione, Laterza, Roma-Bari, 2010, pag. 304.
[2] Associazione Culturale Hamelin, Contare le Stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi, Bologna, Clueb, 2006 pag 51.
[3] Ibid.
[4] Ada Gigli Marchetti, Libri buoni e a buon prezzo Le edizioni Salani (1862-1986), Franco Angeli Editore, Milano, 2011, pag 91.
[5] Pino Boero – Carmine De Luca, La letteratura per l’infanzia, seconda edizione, Laterza, Roma-Bari, 2010, pag. 303.

[6]  Associazione Culturale Hamelin, Contare le Stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi, Bologna, Clueb, 
   2006 pag. 52.
[7] Bruno Ventavoli, I lettori? Cercateli tra i bambini, “La Stampa”,  13 giugno 1996.
[8] Il libro Cuore di Ciccia è stato pubblicato in tre collane differenti sempre nel catalogo Junior. La primis
  sima edizione risale all’aprile del 1992, poi nel marzo del 1995 nella Junior -10 e infine ne I Miti Junior 
  nel gennaio 1997.
[9] Ian McEwan, L’Inventore di Sogni, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1994.
  [10] All’interno della mia tesi ho scritto un paragrafo apposito per questa collana.
[11] Bruno Ventavoli in questo articolo si riferisce al libro di Paula Fox, Il volo dell’aquilone uscito nel 
    1996 nei Superjunior n.80 e poi nei Junior Super nel 1998 con numero 8.
[12] È il caso di Zio Vampiro di Cynthia D. Grant pubblicato nella Gaia Junior nel 1995 con numerazione
   59 e ripubblicato nella collana Junior Gaia nel 1998 con numerazione 57. Il libro affronta un tema deli
   cato che è la violenza sulle bambine da parte di un componente della famiglia.

[13] Junior Guida 1997 Per gli Insegnanti delle Scuola Elementare, a cura di Stefania Fabri con la collabo
    razione di Francesca Lazzarato, Mondadori, Milano 1997.
[14] Associazione culturale Hamelin, Contare le stelle. Venti anni di letteratura per ragazzi, Bologna,
    Clueb, 2007, pag. 200.
[15] Henry Bergson, Il riso, Laterza, Roma-Bari, 1991, pag. 5.
[16] Tomi Ungerer, L’apprendista stregone, Mondadori, Milano, 1994, pag. 34 e pag. 42,
[17] Associazione Culturale Hamelin, Contare le Stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi, Bologna, Clueb,
    2006, pag. 165 in Nicoletta Gramantieri Sotto il tiro di uno sparapatate I libri che fanno ridere. 
[18] Grégoire Solotareff, La brutta addormentata nel bosco, Mondadori, Milano, 1992.
[19] Grégoire Solotareff, La brutta addormentata nel bosco, Mondadori, Milano, 1992.

[20] Sylvia Plath, Max e il vestito color zafferano, Junior -8, Mondadori, Milano, 1996.
[21] Ferdinando Albertazzi, E Pinocchio mette gli stivali, “TuttoLibri” – numero 641, “La Stampa”, Torino,
    04 febbraio 1989.
[22] Toti Scialoja, L’ippopota disse: “mo”, Junior -8, Mondadori, Milano, 1990.
[23] Pino Boero-Carmine De Luca, La letteratura per l’infanzia, seconda edizione, Laterza, Roma-Bari, 2010, pag. 344.
[24] Pino Boero-Carmine De Luca, La letteratura per l’infanzia, seconda edizione, Laterza, Roma-Bari, 2010, pag. 344.

[25] Ibid.
[26] Bianca Pitzorno, La casa sull’albero, Junior -10, Mondadori, Milano 1990, pag 5.
[27] Ibid. pagg. 7 e 8.
[28] Associazione culturale Hamelin, Contare le stelle. Venti anni di letteratura per ragazzi, Bologna,
    Clueb, 2007 pag. 184.

[29] Nel paese di Alice e Peter in W. Fochesato, Raccontare la guerra Libri per Bambini e ragazzi, Interli
     nea, Novara, pagg. 183-185.

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